Ricerca clinica, l'Italia brilla per attrattività ma arranca nell'arruolamento

L’Italia si conferma tra i top player europei nella ricerca clinica, posizionandosi al quarto posto per volume complessivo di trial attivati.

Una forte attrattività che, tuttavia, si scontra con criticità operative e ritardi burocratici che ne minano la competitività internazionale. Il nodo principale emerge nella fase di arruolamento dei pazienti. Infatti, in Italia si impiegano mediamente 148 giorni per avviare il reclutamento effettivo, accumulando un ritardo di 36 giorni rispetto ai 112 giorni della Spagna.

È lo scenario delineato dal Rapporto 2025 “Missed Opportunities”, realizzato dal Laboratorio sul Management delle Sperimentazioni Cliniche di Altems in collaborazione con Farmindustria. L'analisi ha preso in esame circa 1.100 studi clinici multinazionali tra il 2022 e il 2025, sfruttando per la prima volta i dati della piattaforma europea CTIS.

 

Il costo dei ritardi: impatto clinico ed economico

I tempi lunghi di reclutamento, e quindi di realizzazione dei clinical trial, hanno un impatto diretto sulla salute dei cittadini e sulla sostenibilità del sistema. Dalle analisi emerge che ogni 2,5 giorni di ritardo equivalgono a un paziente perso per singolo studio.

Nel triennio analizzato, questo gap ha comportato 10.540 pazienti in meno arruolati e una perdita potenziale di circa 180 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale. Ogni euro investito dalle aziende farmaceutiche nei trial genera infatti circa tre euro di valore indiretto per il Ssn sotto forma di farmaci, esami e personale coperti dagli sponsor.

 

Il divario competitivo e la frammentazione regionale

Il deficit italiano diventa ancora più marcato nei trial di fase III, dove la velocità di arruolamento è circa la metà di quella spagnola, comprimendo la finestra utile di reclutamento soprattutto nelle aree cardio-metabolica, neurologica e immunologica. Il Rapporto fotografa inoltre una forte eterogeneità territoriale: la capacità di arruolamento si concentra in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, mentre il resto d'Italia viaggia a velocità inferiori.

L'obiettivo del progetto è spingere verso un modello di monitoraggio italiano ispirato all'esperienza "BEST" spagnola, introducendo KPI condivisi tra istituzioni (Aifa, Agenas), industria e centri sperimentali per rendere la governance della ricerca più efficiente e competitiva.

 

La Redazione

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Source: Quotidianosanità.it