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Competenze, Formazione e Lavoro: Le Nuove Frontiere del Pharma Digitale

Mercoledì 16 settembre si è svolto il Convegno dell'Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, intitolato "AI e digitale nel Life Science: la creazione di valore oltre la sperimentazione". Dalla presentazione dei risultati della Ricerca è emerso chiaramente come l'evoluzione digitale e l'Intelligenza Artificiale stiano ridefinendo l'ecosistema farmaceutico e sanitario italiano, ponendo al centro della trasformazione il capitale umano, le competenze e i nuovi modelli di lavoro.
 
 

Le Barriere all'Innovazione: Competenze e Modelli Operativi

 
Se l'Intelligenza Artificiale rappresenta una priorità strategica d'investimento per le aziende farmaceutiche, la reale creazione di valore si scontra con ostacoli di natura organizzativa e culturale. Tra le principali barriere evidenziate dalla Ricerca presentata spiccano la carenza di competenze digitali adeguate in azienda (52%) e la difficoltà nel quantificare il ritorno sugli investimenti (52%), seguite dalla complessità normativa (48%).
 
I principali colli di bottiglia non riguardano la tecnologia in sé, ma la strategia legata alle persone, alla cultura organizzativa e ai modelli operativi. Per governare questo cambiamento, oltre la metà delle aziende si è dotata di presidi dedicati, istituendo una Direzione specifica (32%) o una figura professionale focalizzata sull'innovazione (18%), sebbene la presenza di un budget centralizzato per il digitale sia ancora limitata al 27% dei casi.
 
 
 

Lo Stato della Formazione Aziendale e le Nuove Figure Professionali

 
Per colmare il divario di competenze, la quasi totalità delle aziende farmaceutiche ha attivato percorsi di formazione sull'AI: l'83% ha formato i dipendenti sulle opportunità dell'AI e sull'uso della Generative AI, il 75% sull'etica degli algoritmi e il 71% sugli aspetti regolatori e normativi (AI Act, MDR, GDPR).
 
Tuttavia, i modelli formativi attuali mostrano ampi margini di miglioramento: nella maggior parte dei casi la formazione coinvolge solo singole funzioni aziendali ed è ancora poco personalizzata rispetto alle competenze di partenza e ai profili dei singoli lavoratori.
Accanto alle competenze tecniche, la trasformazione richiede una nuova leadership e l'integrazione di profili multidisciplinari e umanistici (tra cui filosofi, psicologi, sociologi ed esperti di antropologia) per comprendere l'impatto etico e sociale dell'AI.
 
Emerge inoltre la necessità di tutelare l'inserimento lavorativo e la crescita dei giovani neolaureati, evitando la percezione errata che le loro attività possano essere facilmente automatizzate o sostituite dagli algoritmi.
 
 

Il Fabbisogno Formativo dei Professionisti Sanitari e della Classe Medica

 
Il divario formativo coinvolge direttamente anche la classe medica e gli operatori sanitari, il cui coinvolgimento è indispensabile per il successo di qualsiasi innovazione digitale. Il 70% dei medici specialisti dichiara di voler ricevere formazione specifica sull'innovazione digitale e sull'Intelligenza Artificiale.
 
La formazione si rivela decisiva per colmare lacune culturali fondamentali:
  • Terapie Digitali (DTx): Solo il 33% dei medici specialisti conosce la differenza tra una Terapia Digitale (DTx) e una tradizionale App per la salute, pur mostrandosi propenso alla prescrizione nel 46% dei casi qualora ne avesse la possibilità.
  • Competenze digitali dei pazienti: Il 59% dei medici indica le limitate competenze digitali dei pazienti come una delle principali barriere all'adozione delle tecnologie digitali di cura.
  • Ruolo dei Farmacisti: Sebbene solo il 13% dei farmacisti sia stato finora consultato dai pazienti in merito alle app per la salute, il 28% ritiene che il proprio contributo diventerà fondamentale nell'educazione del paziente all'interpretazione corretta dei dati.
Investire sulle persone, sulla personalizzazione dei percorsi formativi e su modelli di leadership etici rappresenta l'unico presupposto per trasformare l'innovazione tecnologica in una reale creazione di valore per il lavoro e per il sistema salute.
 
 
Dino Biselli
 
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Source: Osservatorio Digital Innovation - Life Sciences